Archivio storico de "La Voce del Lago".

La Manziana del muretto

Posted by on 10 gen 2004 in Manziana, Numero 22 - Gen. 2004 | 0 comments

La Manziana del muretto

Di Graziarosa Villani

Mancano spazi per i giovani. Bastano poche telefonate per cogliere netta la necessità di realizzare iniziative di socializzazione per adolescenti e ragazzi.

C‘è una Manziana che vive nascosta nelle proprie case, che non partecipa alla vita politica e sociale del paese. Una Manziana che abbiamo raggiunto telefonicamente entrando direttamente nelle abitazioni.

Ed è da questa Manziana, che appare isolata, che è emerso paradossalmente un desiderio di spazi di socializzazione, soprattutto per i giovani costretti il più delle volte ad incontri sul muretto o sulla panchina di una mesta piazza Tittoni. unica agorà del paese in uno scenario desolato, troppo provinciale. E bastato alzare la cornetta e formulare a caso numeri telefoni tratti dall’elenco per percepire con nettezza la grande carenza di spazi associativi della quale I paese soffre. “Ho una figlia di 14 anni che eccetto la piazza non ha altro” ci dice una signora che chiede “qualcosa per i giovani”. Al di là del filo risponde una ragazza, 17 anni. “Il paese è bello, ma per i ragazzi non c’è niente, non ci sono locali. Ci sono tanti villini dove si viene a dormire. Io mi sposto, vado a Roma. Mi piacerebbe un paese un po più sviluppato. Per il resto va bene così. Probabilmente leva un attimo gli occhi dai libri per venire a rispondere un liceale che chiede una piscina. Ma la piscina c’è — osserviamo. Ma lui ne vorrebbe una per divertirsi e non necessariamente per fare agonismo come la piscina di Manziana. Il telefono poi ci riserva altre amare sorprese: ci mette davanti alla quasi assoluta solitudine di due anziane signore. La prima vive in via del Mattatoio e si lamenta perché nessuno fa nulla per risolvere il problema che l’assilla. Quando piove — dice davanti a casa mia si forma un lago che non posso neanche uscire. Devo stare a casa. Servono lavori come si deve”. La seconda ha 73 anni. “Sono sola” dice. Ma ha tre figli. “A me — dice —quello che proprio non digerisco è pagare le bollette salate della nettezza urbana. Le altre bollette le pago volentieri. La luce la uso, l’acqua pure. Ma 16Omila lire (ragiona ancora in lire) di immondizia proprio non mi vanno giù. E una cosa che non sopporto”. E probabilmente appena tornato dal quotidiano viaggio da pendolare un uomo sulla quarantina. “Manziana?” chiede. “Non so. Io ci vengo solo a dormire” dice, confermando con le sue parole quel devastante fenomeno che si va allargando in zona dei paesi-dormitorio. Non si perde invece l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa una giovane donna madre di un bambino di prima elementare.
Per lei sotto accusa l’edilizia scolastica. gli spazi insufficienti che costringono i bambini a fare i turni per il pranzo. Pensi che mio figlio — dice — fino a un mese fa mangiava alle 11.30. Il pranzo poi cambia completamente il rendimento. Le scuole per lei mostrano gravi insufficienze ed in chiusura anche questa giovane donna punta il dito contro gli spazi associativi che non ci sono. “D’estate — chiude — non c’è nulla”. Ci lascia spiazzati infine un altro manzianese. “Ci sarebbe troppo da parlare” dice. E ci licenzia senza dirci nulla.

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