Di Santino Di Carlo
Questo tipo di tagli, il soffocante assedio edilizio, le piogge acide e l’eccessivo calpestio minacciano ciò che resta dell’antica Silvae Mantianae, conosciuta anche all’estero come una vera aula didattica all’aperto e un gioiello di inestimabile valore naturalistico
Nel 1986 Guido Prola così scriveva nella sua Guida naturalistica della Macchia Grande di Manziana. “La Macchia Grande di Manziana si trova a circa 40 chilometri a Nord di Roma, non lontana dal lago di Bracciano, ed è costituita in gran parte da un meraviglioso bosco di querce di alto fusto che si estende per circa 600 ettari su un altopiano vulcanico a circa 350 metri sul livello del mare. Essa è una delle poche foreste pianeggianti meglio conservate dell’Italia centrale, che tutti i cittadini possono liberamente visitare godendone il ricco patrimonio naturale e paesaggistico ivi conservato. L’attuale Macchia Grande è quello che resta della sconfinata Silvae Mantianae di cui fin dal lontano 1500 l’Ospedale di S. Spirito iniziò la bonifica come testimonia uno scritto conservato nell’Archivio Vaticano: “Praeceptor hospitalis S. Spiritus per homines capannarios reduxit ad culturam partem dictae Sylvae Mantianae”.
Nel 1575 i “capannari”, boscaioli e carbonari, che molti ritengono provenienti dalla vicina Toscana, iniziarono la costruzione dell’abitato, che per molti anni si chiamò Santa Pupa per via di un antico castello che sorgeva in quella zona, ed anche della chiesa di S. Giovanni Battista. Nel 1630 l’abitato prese il nome definitivo di Manziana”.
Nel 1575 i “capannari”, boscaioli e carbonari, che molti ritengono provenienti dalla vicina Toscana, iniziarono la costruzione dell’abitato, che per molti anni si chiamò Santa Pupa per via di un antico castello che sorgeva in quella zona, ed anche della chiesa di S. Giovanni Battista. Nel 1630 l’abitato prese il nome definitivo di Manziana”.Ma ora cosa sta succedendo alla Macchia Grande? Se vi capita di andarci vedrete il triste spettacolo di vari alberi e cerri, veri patriarchi del bosco, abbattuti (come nella foto). La zona interessata a questo tipo di intervento ha la lunghezza di circa un chilometro e va dall’altezza del supermercato Kesp all’ingresso del bosco (zona parcheggio) per una profondità di circa 10/15 metri. Sembra che il motivo di questo taglio sia la messa in sicurezza della sede stradale contro eventuali cadute di alberi sulla strada, lo stesso motivo sbandierato da anni a seguito di una delibera comunale risalente a 15/20 anni fa dove si prevedeva il taglio di 170 alberi sul fronte stradale ritenuti pericolanti secondo alcuni. Fortunatamente le opposizioni ambientaliste e di semplici cittadini a vario livello limitarono il taglio e degli alberi abbattuti solo 10 risultarono veramente pericolanti perché malati. Pare, comunque, che la caduta in passato di qualche albero sia dovuta all’allentamento del terreno causato dagli scavi per la realizzazione della rete fognante del complesso residenziale “Le Grazie”. Ma ora la faccenda è molto diversa perché il taglio è avvenuto nel silenzio più totale, un vero blitz durato pochi giorni, che ha creato un corridoio sul lato fronte strada.
Praticamente è stato realizzato quello che in una relazione tecnica forestale, risalente ai primi tagli, veniva caldamente sconsigliato perché il vento incuneandosi in questo corridoio e non trovando più resistenze potrebbe causare delle nuove cadute di alberi. Non vogliamo mettere in discussione la necessità di garantire la sicurezza degli automobilisti che si trovino a transitare sulla vicina strada, ma questo tipo di taglio sembra un po’ eccessivo e, comunque, se si pensa che un cerro di media grandezza produce 150 quintali di legna gli orizzonti sono un po’ più chiari. Intanto “rabbia”, “un profondo senso di vuoto”, “uno schiaffo all’ambiente”, “stanno distruggendo il bosco come in Amazzonia”, sono questi i sentimenti di alcuni abitanti e di semplici fruitori del bosco che hanno scelto e scelgono di venire a Manziana per il suo incantevole bosco. Sarebbe il caso di sostituire gli alberi abbattuti con altri della stessa specie che abbiano circa 8/9 anni di età per consentire il riempimento del vuoto ed il compattamento della massa alberata. Il bosco va gestito/curato, d’accordo, ma con questi tipi di tagli, il soffocante assedio edilizio, le piogge acide e l’eccessivo calpestio questo bosco, conosciuto da anni anche all’estero come una vera aula didattica all’aperto ed un gioiello di inestimabile valore naturalistico, si sta avviando verso un futuro molto incerto che non lascia prevedere nulla di buono.
Praticamente è stato realizzato quello che in una relazione tecnica forestale, risalente ai primi tagli, veniva caldamente sconsigliato perché il vento incuneandosi in questo corridoio e non trovando più resistenze potrebbe causare delle nuove cadute di alberi. Non vogliamo mettere in discussione la necessità di garantire la sicurezza degli automobilisti che si trovino a transitare sulla vicina strada, ma questo tipo di taglio sembra un po’ eccessivo e, comunque, se si pensa che un cerro di media grandezza produce 150 quintali di legna gli orizzonti sono un po’ più chiari. Intanto “rabbia”, “un profondo senso di vuoto”, “uno schiaffo all’ambiente”, “stanno distruggendo il bosco come in Amazzonia”, sono questi i sentimenti di alcuni abitanti e di semplici fruitori del bosco che hanno scelto e scelgono di venire a Manziana per il suo incantevole bosco. Sarebbe il caso di sostituire gli alberi abbattuti con altri della stessa specie che abbiano circa 8/9 anni di età per consentire il riempimento del vuoto ed il compattamento della massa alberata. Il bosco va gestito/curato, d’accordo, ma con questi tipi di tagli, il soffocante assedio edilizio, le piogge acide e l’eccessivo calpestio questo bosco, conosciuto da anni anche all’estero come una vera aula didattica all’aperto ed un gioiello di inestimabile valore naturalistico, si sta avviando verso un futuro molto incerto che non lascia prevedere nulla di buono.
