Di Antonella Federico
“Accidenti, mi sono detta, che senso ha venire qui e poi vivere in una casa tossica?”
Avevo incontrato la bioedilizia anni fa, a Roma, quando iniziavo a scoprire che si può vivere cercando il benessere invece che limitarsi a tollerare il disagio di una vita innaturale e stressata. Mi colpiva l’idea che oltre l’inquinamento palese che ben conosciamo nelle vie delle grandi città, ce ne fosse un altro meno visibile e altrettanto insidioso, che si annidava fra le mura domestiche.
La seconda cosa che mi colpiva era che, pur essendo la bioedilizia un settore che aveva a che fare con l’industria che produceva i prodotti e con il commercio che li distribuiva, la maggior parte delle persone che se ne occupavano sembravano non solo avere un interesse economico, ma anche rispondere a un ideale: se in qualche momento della vita si è cercata una strada per “cambiare il mondo”, questa era una delle strade.
E gli operatori della bioedilizia erano, non tutti ma molti, fra coloro che tentavano di tenere insieme il business con una aspirazione a una vita migliore per sé e per gli altri. E questa tensione etica mi stupiva e mi piaceva. Ebbi però anche l’impressione che la bioedilizia fosse diretta ad una élite di persone che potevano permettersela: costosa innanzi tutto, lenta nella realizzazione e complessa nella manutenzione. E non era un ostacolo da poco, se si pensa che chi deve “farsi o rifarsi la casa” in genere cerca l’opposto: cose veloci, economiche e di resa sicura e duratura. Altro argomento “contro” era la sensazione di creare solo un ago in un pagliaio. A che serve usare una vernice naturale se tutto intorno a noi ci avvelena?
Il mio desiderio di “ambiente pulito” anni dopo, mi ha portato a cambiare vita e a scegliere il nostro lago come dimora abitativa e lavorativa: ho acquistato una casa con un bel giardino già edificata in cemento armato che però volevo in parte ristrutturare.
Fu cosi che un anno e mezzo fa…
Fu cosi che circa un anno e mezzo fa, a lavori già avviati, conobbi Birgitt Becker. Sto parlando con alcune persone, durante una colazione, di scelte da fare per il salotto che lei si avvicina e mi dice: “stai scegliendo i colori ma che materiali usi?”. “Non so, risposi, li fornisce l’impresa”. “Lo sai che nelle colle, nelle vernici, nelle tinte ci sono sostanze chimiche che sono spesso tossici?”. Capii subito di cosa voleva parlare e mi spaventai : “Adesso questa mi convince che tutto è tossico e io dovrò svenarmi e ritardare i lavori per seguire i suoi consigli” pensavo e dissi: “tutto giusto ma non ho nè tempo nè soldi da perdere”. Ok, rispose lei con uno sorriso un pò soave e un pò sornione, “leggi il mio libro almeno, te lo presto” e mi consegna un volume intitolato “Costruire, abitare, vivere”. Sorriso stirato e preoccupato: “Grazie”.
La sera metto il libro sul comodino e decido di non leggerlo, ma poi penso “a che serve tapparsi gli occhi? Almeno ne saprò qualcosa di più”, inizio a leggere e subito mi piovono addosso statistiche, ricerche in Italia e all’estero, elenchi di materie tossiche. Inutile fare gli struzzi, tutto ciò che non è naturale nell’edilizia è dannoso, ci fa vivere male, genera disagio e malattie. Accidenti mi dico, che senso ha venire ad abitare qui per fuggire dalla città e poi vivere in una casa tossica?
Birgitt, adesso dimmi cosa devo fare…
La mattina dopo ho telefonato a Birgitt e con tono minaccioso le ho detto:
“Adesso mi devi dire quello che posso fare”. E lei da brava tedesca precisa si è presentata la mattina successiva con tre fogli dattilo-scritti con l’elenco dei prodotti che potevo usare, dei negozi dove si acquistavano, delle persone che mi potevano dare consigli sul loro uso. Non mi ha chiesto soldi, era solo contenta che io potessi vivere meglio.
Ho consegnato quei fogli all’impresa e tutto è stato facile, non ho avuto neanche un aumento di prezzo. Le tinte alle pareti tenui e un po sfumate hanno dato al salotto un aria vissuta, cosi come il cotto naturale trattato con l’olio di lino.
Il pittore che ha tinteggiato le pareti mi ha ringraziato: “per la prima volta in vita mia non sono stato male la sera, non ho dovuto bere litri di latte per disintossicarmi”.
La bioedilizia però non èsolo questo, è molto di più.
Può essere limitata ad alcuni interventi ma significa anche ripensare al concetto di abitazione partendo da punti di vista completamente diversi.
Ora Birgitt Becker, architetto bioedile, con una grande esperienza in questo campo, ha aperto uno sportello di
informazioni presso la struttura dell’ISI, l’incubatore di imprese a Bracciano; nel suo studio si incontrano sempre più spesso imprenditori che puntano a realizzare case e complessi secondo criteri bioedili, lo stesso Comune di Bracciano favorisce e sponsorizza la diffusione di questa tecnica.
Sarebbe bello che il nostro territorio si qualificasse come un posto in cui l’ambiente è rispettato non solo fuori ma anche all’interno delle nostre case.
