Di Lorenza Pariciani
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Lorenza Pariciani, laureata in Scienze biologiche all’Università degli Studi della Tuscia e attualmente dottoranda presso la stessa università con una ricerca sul lago di Bracciano. La sua tesi dimostra come l’equilibrio biologico del lago di Martignano sia molto instabile. Nel corso della sua ricerca Lorenza ha anche individuato una specie. .il Nannopus palustris finora del tutto ignota nei laghi dell’Italia centrale e meridionale.
Il mio lavoro di tesi di laurea che ha avuto per oggetto la comunità di Arpacticoidi del Lago di Martignano si e svolto dal maggio 1999 aI novembre 2000.
Nelle prime fasi sono state compiute indagini volte ad individuare e caratterizzare le specie presenti sulle rive di questo ambiente.
Nel laboratorio dove sono state svolte le fasi successive della tesi, sono in corso da diversi anni ricerche tendenti a caratterizzare la composizione e la dinamica di popolazione delle comunità di Arpacticoidi, di diversi laghi e fiumi italiani. Gli Arpacticopidi sono un gruppo appartenente alla classe dei crostacei di dimensioni comprese tra circa 0.2 e 2.5 mm. Essi sono presenti in tutti gli ambienti acquatici (marini, salmastri e d’acqua dolce). Inizialmente si era pensato di studiare la fauna interstiziale c i Crostacei nelle rive sabbiose del lago di Martignano, già esaminata dal Prof. Cottarelli intorno agli anni 70. Per fauna interstiziale si intende un gruppo di organismi che popolano gli spazi esistenti tra un granello di sabbia e l’altro. Il metodo utilizzato per indagini di questo tipo consiste nello scavare una buca di diametro prestabilito, raccogliere e quindi filtrare l’acqua con un retino da plancton con 20 mm di apertura della maglia, I campioni vengono poi conservati con formalina al 4% e successivamente smistati ed identificati in laboratorio con uno stereoscopio.
I primi campionamenti hanno però evidenziato la totale assenza di questo tipo di fauna. Il fatto è apparso abbastanza sorprendente anche perché questi organismi sono presenti, sia pure con ampie variazioni, in tutti gli altri laghi del complesso Sabatino.
Nitokra lacustris, Onychocamptus mohammed, Attheyella crassa, Epactophanes richardii e Nannopus palustris.
Quest’ultima specie rappresenta una scoperta del tutto nuova per l’Italia Centrale e Meridionale.
La caratterizzazione modologica delle specie rinvenute, da un lato ha permesso di confermare i dati della letteratura e, dall’altro, ha consentito di correggere alcune inesattezze per quanto riguarda le appendici boccali di Nannopus palustrìs. Per questa specie la struttura e la morfologia delle appendici è stata messa anche in relazione con le funzioni svolte ed il tipo di alimentazione.
In conclusione da questa analisi è emersa una comunità semplice e scarsamente strutturata. Questa scarsa ricchezza in specie era già stata rilevata nello studio di altri autori. La “povertà” tipica di questo ambiente appare molto interessante in quanto sono presenti, in questo ambiente, molti dei fattori che, invece, dovrebbero contribuire ad innalzare la diversità ecologica, come, ad esempio, un clima temperato legato ad un disturbo moderato.
Fino a qualche tempo fa si pensava che uno stato di grande equilibrio determinasse un’alta biodiversità. Oggi sembra invece che questa alta diversità sia una conseguenza non della stabilità, ma della frequenza e dell’ampiezza delle perturbazioni ambientali a cui le comunità sono soggette.
Tale risultato è ancora più degno di nota se si considera che sono state compiute anche le analisi chimico-fisiche delle acque del lago, le quali hanno evidenziato una classe di qualità ambientale molto elevata. E’ possibile che la causa di questa povertà in specie debba essere ricercata nella composizione e qualità dei sedimenti; una loro analisi accurata (auspicabile in un futuro prossimo) produrrebbe risultati sicuramente interessanti. L’ipotesi che possa essere presente un certo tipo di inquinamento nei sedimenti è inoltre rafforzata dal fatto che gli organismi rinvenuti appartengano a specie ad ampia valenza ecologica, capaci cioè di sopportare anche grossi disturbi di origine antropica, e che manchino completamente specie molto più sensibili ai disturbi esterni. Un’analisi approfondita dei sedimenti potrebbe inoltre fornire maggiori informazioni sulla mancanza degli Arpacticoidi interstiziali, che è risultata dalle indagini preliminari.
Come noto, poiché i campionamenti, a questo proposito, sono stati fatti in un sito dove precedentemente questa stessa fauna era stata rinvenuta,appare legittimo ipotizzare una qualche presenza di inquinanti chimici legati ai sedimenti.
