Di Alfredo Di Stefano
Dai dati provvisori dell’ultimo censimento (il quinto) che fotografano la Provincia di Roma al 22 ottobre 2000 si osservano modificazioni sostanziali rispetto al 1990. in dieci anni la contrazione delle unità produttive agricole si è tradotta in una riduzione eccessiva della superficie aziendale (-21,10 per cento), come pure della Sau (-23 per cento). Maglia nera nella graduatoria a nord di Roma, per la diminuzione delle aziende agricole, è Campagnano (-65,40 per cento), subito seguita da Trevignano con il 60 per cento. Per quanto riguarda la riduzione della Sau (Superficie agricola utilizzata) la maglia nera è Formello (-64,30), subito seguita da Trevignano (-61 90 per cento). La tentacolarità di Roma si è fatta sentire in questi ultimi dieci anni sia verso nord che verso sud (dove Colleferro ha perso il 78,50 per cento delle aziende agricole: per non parlare di alcuni piccoli comuni come Vivaro Romano che ha perso il 93 per cento delle aziende agricole e il 94,90 per cento della superficie agricola utilizzata.

Cala Pianorum a Trevignano: le migliori terre agricole ora tutte ricoperte da villini. La foto è del 1995, ora il numero delle costruzioni è notevolmente aumentato.
Questi dati, sia pur provvisori, lanciano chiari messaggi di analisi politica e territoriale. La perdita di territorio agricolo in certe aree ex rurali sono la derivazione di scellerate scelte politiche delle amministrazioni comunali. Con la scusa di una politica turistica, per altro in questi dieci anni quasi mai realizzata (vedi la mancanza di strutture ricettive e termali intorno al lago di Bracciano) hanno contribuito spesso a creare vere e proprie ricchezze di pochi costruttori locali e non, distruggendo il più delle volte un complesso sistema storico e ambientale con conseguente perdita della qualità della vita e delle stesse possibilità
turistiche.
