Di Giorgio Migliardi
Io vorrei rimanere al Parco di Bracciano-Martignano, ma stiamo ancora valutando la situazione insieme al presidente Piero Catena”. Paolo Giuntarelli non ha preso ancora una decisione in merito alla proposta di “Roma Natura” di prendere servizio come direttore dell’Ente per le aree protette di Roma dal primo febbraio. L’incertezza della sua decisione è certamente anche dovuta alla situazione complessiva del Parco, che attende da mesi la decisione della Giunta di Storace sulla perimetrazione definitiva da sottoporre al Consiglio regionale. “Ho sentito recentemente l’assessore all’ambiente Marco Verzaschi, mi ha detto che la decisione verrà presa presto. Ma già l’estate scorsa mi aveva dato la stessa risposta”, dice Giuntarelli. Ma intanto fa un primo bilancio, sostanzialmente positivo delle cose che sono state avviate.
“Quando sono arrivato come direttore del Parco ho trovato solo una stanza e una scrivania presso il Comune di Trevignano. Ora abbiamo degli uffici che funzionano pur con scarsissimo personale: due guardiaparco, un geometra e una segretaria, oltre ad alcuni consulenti come l’architetto Milone e il dott. Bernoni. Abbiamo potuto dare numerosi “nulla osta” per le varie attività nel Parco, con tempi medi di 15 giorni, ben inferiori a quelli di altre amministrazioni. Abbiamo svolto attività di vigilanza, sia su segnalazioni che autonomamente. Abbiamo anche avviato attività di educazione ambientale nelle scuole, nell’ambito di un progetto coordinato da Marco Scientoni per l’Agenzia regionale dei parchi (ARP), che coinvolge sei classi sul nostro territorio. Lo scopo del progetto è di formare delle “piccole guide” che possano accompagnare dei gruppi nelle visite al Parco. Poi sono iniziati i lavori per la nostra sede definitiva, che sarà a Bracciano, in via Sassi. Infine abbiamo iniziato il programma di visite guidate, bandita una gara per realizzare dei sentieri-natura e alcuni punti sosta attrezzati in zone di pregio ora degradate e lanciato sei progetti di ricerca, in vista del piano d’assetto.
Ma proprio in occasione della presentazione dei progetti di ricerca a Trevignano vi è stata una provocazione di Alleanza nazionale e di un piccolo gruppo di cacciatori con slogan come “Ente Parco, hai tolto la terra ai trevignanesi” e insulti ai dirigenti dell’Ente e agli ambientalisti tra l’altro “un branco di ladroni” (il presidente Catena e il consigliere Cecconi avrebbero incaricato i loro legali di sporgere querela). Ma la contestazione ha coinvolto anche lo stesso direttore del Parco, di area Alleanza nazionale, con slogan come “Giuntarelli l’hai fatta grossa, ti sei ‘in-catena-to’ e ora porti la bandiera rossa”… Cosa ne pensa Giuntarelli?
“Per avere un Parco a pieno regime ci vuole un pò di tempo e ovunque ci sono state contestazioni. C’è ancora chi non ha capito che in zona come questa serve un valore aggiunto di qualità per richiamare un turismo sensibile a tematiche ambientali. Alcuni lo percepiscono lentamente. La sfida è di far funzionare i parchi, senza strumentalizzazioni politiche o di parte. E questo riguarda tutti, sia la destra che la sinistra. Errori sono stati forse fatti da una parte e dall’altra. Ora che il 10% del territorio nazionale è area protetta dobbiamo raggiungere gli obiettivi di qualità che ci siamo posti: se no si perde tutti”.
Non c’è il pericolo che la Regione ora voglia commissariare l’Ente Parco, come da tempo chiedono alcuni esponenti della destra?
“Non credo che serva, anche perché i problemi aperti comunque rimarrebbero gli stessi. Poi se la Giunta regionale voleva commissariare il Parco poteva farlo subito, ma non lo ha fatto”.
Purtroppo si è tardato molto sull’avvio di un piano d’assetto, proprio per mancanza di una perimetrazione definitiva che comprenda anche le zone contigue. Quanto tempo ci vorrà per arrivare a questo piano che indichi le vere potenzialità anche turistiche de/parco?
“Secondo una valutazione che ho presentato alla Regione sarà necessario circa un anno e mezzo di lavoro. Molto meno del tempo che ha impiegato il Parco di Veio, che ha speso 600 milioni per i piani di assetto. Noi abbiamo una estensione analoga, ma nel perimetro è compresa la superficie dei due laghi. Penso quindi che sia ragionevole prevedere un costo di 400 o 450 milioni. Questi possono essere finanziati dalla Regione ma forse anche realizzati con fondi propri del Parco. Ma, ripeto, bisogna procedere in modo pulito, senza strumentalizzare la politica ambientale in chiave “elettoralista”
