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Demolizioni, non c’è ragione di arrendersi

Posted by on 10 gen 2002 in Numero 2 - Gen. 2002 | 0 comments

Demolizioni, non c’è ragione di arrendersi

Di Massimo Moriconi (magistrato di Cassazione)

Purtroppo il tema dell’ambiente è di quelli che vengono da tutti vezzeggiati a parole e dai più disprezzati e oltraggiati nei fatti. Come si può non dolersi di governi che si avvicendano mostrando pari disinteresse al riguardo, omettendo di cogliere le occasioni per porre finalmente mano ai nodi fondamentali che in questo campo restano sconsolatamente irrisolti. Basti pensare alla questione delle demolizioni delle opere abusive.

Anche nel nuovo testo dell’edilizia (efficace da gennaio) manca del tutto qualsiasi seria volontà di consentire che si effettuino davvero. La demolizione resta tuttora affidata fondamentalmente a soggetti ai quali si chiede, effettuandole, di suicidarsi politicamente, posto che la demolizione dell’immobile abusivo rimane tuttora ampiamente e diffusamente impopolare e comunque si presta, come note e addirittura folcloristiche vicende hanno dimostrato, a strumentalizzazioni dalle opposte fazioni politiche.
Alla magistratura non si è affidato uno strumento chiaro e ineludibile per sopperire alle inerzie delle amministrazioni pubbliche ed anzi si può dire senza tema di smentita che ormai il processo penale per abusi edilizi spaventa solo chi non lo conosce. Basti al riguardo un sia pure sommario monitoraggio delle moltissime sentenze emesse da chi scrive nel lungo periodo in cui ha esercitato la giurisdizione penale nel territorio per rimanere esterefatti dal panorama di prescrizioni, estinzioni per condoni e sanatorie, o semplicemente per la mancata esecuzione delle sentenze sia da parte della Procura competente, sia da parte dei Comuni nel cui territorio è stato perpetrato l’abuso. E che dire della innovazione legislativa (sempre della precedente legislatura) con la quale oggi non è più possibile arrestare in flagranza di reato predatori di tombe e di altre vestigia del passato!
Purtuttavia ciò non deve a mio avviso costituire motivo di resa, quanto piuttosto di analisi delle cause della disfatta e individuazione degli interventi che necessitano, e ciò al fine di rendere sempre più chiaro quali siano le forze politiche che hanno realmente a cuore il problema e che non usano l’ambiente solo come esca per intercettare consensi di persone oneste e in buona fede.

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