Archivio storico de "La Voce del Lago".

Il bosco Macchia Grande

Posted by on 20 dic 2001 in Manziana, Numero 1 - Dic. 2001 | 0 comments

Il bosco Macchia Grande

Di “Etrusco”

Il territorio di Manziana, nonostante la notevole pressione edilizia che determina il lento e costante accerchiamento del bosco “Macchia Grande” e di altre pregevoli zone da parte di costruzioni e zone artigianali, fortunatamente non è stato devastato in maniera eccessiva, almeno finora, da lottizzazioni o da “edifici ad uso agricolo”, quelli che con la compiacenza degli amministratori spesso si trasformano in ville.
Queste zone, così importanti dal punto di vista naturalistico, storico e culturale, potrebbero essere salvaguardate, valorizzate e gestite in modo tale da creare occasioni di sviluppo economico con reti di servizi fruibili da un turismo ambientale e sociale, già in parte presente a Manziana, ma che non riceve offerte adeguate.
Al Monumento naturale della Caldara negli ultimi tempi si è visto il cambiamento, grazie al fatto che la zona, inserita da diversi anni nel sistema delle aree protette del Lazio, ha goduto di finanziamenti e sta creando un piccolo indotto economico, grazie al costante lavoro di una cooperativa locale.
Situazione peggiore è quella relativa al bosco Macchia Grande, di proprietà dell’Università agraria di Manziana (Ente pubblico di gestione delle terre), già tutelato dalla legge regionale n. 43 del 1974, inserito nella carta dei biotopi del Lazio e sottoposto a vincolo paesistico. Il degrado si aggrava di giorno in giorno: nessuna forma di vigilanza che regolamenti l’invasione dei “turisti della domenica”, tavole e panche rotte, cartacce dappertutto, nascita di piccole discariche che solo l’opera della natura riesce a stento a nascondere agli occhi dei cittadini.
Ma c’è anche il problema dei fusti tossici? Che fine ha fatto l’esposto inviato alla Magistratura e alle altre autorità, dal circolo locale di Legambiente nel 1996, con il quale si denunciava la presenza di numerosi residui di lavorazione dello zolfo, giacenti da anni negli edifici della vecchia cava dismessa? Che fine ha fatto lo studio di fattibilità per risanare e valorizzare la zona che è costato centinaia di milioni ai contribuenti? Altra vicenda paradossale è quella relativa alla “Casa di legno”, in località Solfatara, costruita come centro informativo per i servizi turistici, costata 100 milioni e mai entrata in funzione. Per 4 mesi, nel 1999, è stata gestita da Legambiente che svolgeva gratuitamente un servizio informativo per tutti i cittadini e organizzava escursioni, giochi didattici per bambini.
Invece a gennaio 2000 l’Università agraria di Manziana toglie la Casa a Legambiente, per lasciarla in balia del degrado e dei teppisti che hanno sfasciato porte, finestre e addirittura i muri.
Ora Legambiente ha richiesto nuovamente di gestirla, con l’intenzione di farla diventare un laboratorio di educazione ambientale al servizio delle scuole e di tutta la cittadinanza, reperendo fondi dalla Provincia di Roma e dai contributi del Fondo Sociale Europeo.
Ma l’Università agraria l’ha concessa al Comune di Manziana che l’ha assegnata alla Protezione Civile. Secondo il Sindaco di Manziana, Generoso Mancini, ci potrebbe essere una gestione unica della Casa da parte delle due associazioni di volontariato.
Ma Macchia Grande farà parte del Parco di Bracciano e Martignano? Dopo la raccolta di firme contro il parco, all’insegna dello slogan “Il bosco è dei manzianesi”, sembra che l’Amministrazione comunale di Manziana sia più possibilista e più in linea con la Regione Lazio che vuole Macchia Grande dentro il Parco dei due laghi.
Ci sono state iniziative demagogiche, ma nessuno vuol togliere il bosco ai manzianesi, nè togliere gli usi civici. Anzi, se il bosco sarà inserito nel Parco si potrà finalmente progettare uno sviluppo economico sostenibile. Una vicenda da seguire.

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